La fragile certezza del reale
(Ongoing project)
Confini è un progetto fotografico articolato in tre capitoli — L’impermanenza della natura, Anime e Altrove — che indaga il rapporto tra realtà, percezione e memoria. La fotografia, normalmente intesa come strumento capace di trattenere e documentare il reale, qui diventa invece uno spazio di incertezza. Le forme si dissolvono, l’origine delle immagini diventa ambigua e i luoghi perdono progressivamente le proprie coordinate.
I tre capitoli costituiscono tre movimenti di un unico percorso visivo. Lo spettatore viene progressivamente condotto dalla materia naturale alla sua rappresentazione, e infine allo spazio. In ciascun passaggio qualcosa perde definizione. Il percorso diventa così un'esperienza sulla fragilità della percezione. Il titolo Confini nasce da questa condizione: un confine dovrebbe separare due territori, mentre qui diventa un luogo permeabile, una zona di passaggio tra nitido e sfocato, reale e artificiale, presenza e assenza, luogo e memoria.
Raccolgo dagli impressionisti l’idea che la luce possa dissolvere la forma e trasformare il reale in percezione. Nel mio lavoro fotografico il riferimento alla ricerca impressionista non riguarda soltanto l’esito visivo, ma anche il processo. Le immagini nascono en plein air, nel rapporto diretto con la luce, il movimento e la materia. Gli effetti di sfocatura, dissolvenza e trasformazione vengono costruiti sul posto, durante lo scatto, e non aggiunti successivamente. La post-produzione si limita al normale sviluppo fotografico dell’immagine.
L'IMPERMANENZA DELLA NATURA: quando la forma comincia a dissolversi
ANIME: quando non sappiamo più se un'immagine è reale o no
ALTROVE: quando spazi senza nome disorientano e diventano geografia dell'anima
ll percorso non cerca di stabilire dove finisca una dimensione e ne inizi un'altra. Cerca esattamente il contrario: quel punto in cui non siamo più certi di poterle distinguere. Viviamo in un'epoca nella quale questa domanda assume un significato particolare. Produciamo e osserviamo continuamente immagini; sempre più spesso non conosciamo la loro origine, il loro contesto o il processo attraverso il quale sono state costruite. Eppure continuiamo a reagire emotivamente a esse. Confini non intende dare una risposta né assumere una posizione contro la tecnologia o a favore di essa. Vuole piuttosto consegnare allo spettatore delle domande.
Perché forse il confine più difficile da individuare è quello tra ciò che esiste davanti ai nostri occhi e ciò che nasce dentro di noi mentre lo guardiamo.